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    <title>“Il passaggio in evoluzione della psicoterapia nell’era mente-corpo”</title>
    <link>https://www.dottoressaritacuoco.com</link>
    <description>Il 29 e 30 novembre ho avuto l’opportunità di partecipare al convegno “Il passaggio in evoluzione della psicoterapia nell’era mente-corpo”, tenutosi a Salerno presso l’Hotel Mediterranea. È stato molto più di un semplice appuntamento formativo: è stato un incontro vivo, pulsante, in cui la psicologia e le scienze del corpo hanno dialogato tra loro con una chiarezza e una profondità che mi hanno profondamente arricchita, sia come professionista che come persona.</description>
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      <title>“Il passaggio in evoluzione della psicoterapia nell’era mente-corpo”</title>
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      <link>https://www.dottoressaritacuoco.com</link>
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    <item>
      <title>Il problema non è rallentare. È restare.</title>
      <link>https://www.dottoressaritacuoco.com/il-problema-non-e-rallentare-e-restare</link>
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      <content:encoded>&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/012b3bb9/dms3rep/multi/rallentare.jpg" alt="" title=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Rallentare è stato, per molto tempo, qualcosa che pensavo di saper fare. Me lo dicevo spesso: “devo prendermi più tempo”, “devo godermi di più le giornate”. Poi, quando ho iniziato davvero a farlo, mi sono resa conto che non era affatto come lo immaginavo. Quando ho iniziato a rallentare davvero .All’inizio non è stato piacevole. Appena ho tolto un po’ di “rumore” dalle mie giornate — meno impegni, meno distrazioni — è emerso tutto quello che prima riuscivo a tenere a distanza. Pensieri sospesi. Stanchezza che non avevo mai davvero ascoltato. Una sottile inquietudine che riempiva gli spazi vuoti. Mi sono accorta che, fino a quel momento, ero stata molto brava a fare. Ma non altrettanto a restare. La parte che nessuno racconta e che la vera difficoltà non è abbassare il ritmo. È rimanere dentro ciò che accade quando il ritmo si abbassa. Restare quando arriva l’irrequietezza. Restare quando emerge il vuoto. Restare senza riempire immediatamente quello spazio. È qui che molte persone si bloccano. Ed è qui che, spesso, iniziano a pensare: “non fa per me”. La vera svolta, per me, è arrivata quando ho smesso di aspettarmi che fosse facile. Perché il punto non è eliminare il disagio. È imparare a attraversarlo senza scappare. Ciò che ha iniziato davvero a fare la differenza per me sono state strategie semplici, ma non spontanee:
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
          Introdurre micro-esposizioni al “vuoto”  
         &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           Pochi minuti senza stimoli. Non ore. Il sistema si abitua per gradi, non per imposizione. 
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
          Dare forma al disagio  
         &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Quando emerge qualcosa, nominarlo. Non per risolverlo, ma per delimitarlo. Ciò che ha un nome fa meno paura.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
          Sostituire la velocità con la presenza  
         &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Non smettere di fare, ma cambiare il modo. Fare lentamente è molto diverso dal non fare. A un certo punto accade qualcosa di sottile ma decisivo.Non è che il disagio scompare. È che smette di spaventare allo stesso modo. E allora rallentare non è più una forzatura. Diventa una possibilità.Oggi rallentare non è diventato perfetto. Non sempre ci riesco, e a volte torno ancora a riempire troppo le giornate.Ma c’è una differenza: ora riconosco quando sto scappando. Rallentare, per me, è diventato questo: la capacità di scegliere di restare, anche quando è scomodo. Non per forza in modo impeccabile, ma in modo intenzionale. È lì che ho iniziato a sentire meno rimpianti. Non perché faccia tutto, ma perché quando ci sono… ci sono davvero
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 11:04:39 GMT</pubDate>
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      <g-custom:tags type="string">psicologa</g-custom:tags>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Amare senza perdersi: quando il bisogno d’amore diventa dipendenza emotiva</title>
      <link>https://www.dottoressaritacuoco.com/amare-senza-perdersi-quando-il-bisogno-damore-diventa-dipendenza-emotiva</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/012b3bb9/dms3rep/multi/Cuore.jpg" alt="" title=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
          Amare senza perdersi: quando il bisogno d’amore diventa dipendenza emotiva
         &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Ci sono momenti in cui l’amore non è più uno spazio in cui respirare, ma un luogo in cui trattenere il fiato. Ci si sveglia pensando all’altro, si misura il proprio valore in base a un messaggio ricevuto o a un silenzio che pesa, e lentamente si smette di ascoltare ciò che accade dentro. Quando parlo di dipendenza emotiva non parlo di fragilità o mancanza di forza, ma di un bisogno profondo di essere viste, scelte, rassicurate. Un bisogno che spesso nasce molto prima della relazione attuale e che trova nell’amore una promessa di sicurezza. Il problema non è amare troppo, ma amare dimenticando se stesse, adattandosi, giustificando, restando anche quando qualcosa fa male, perché l’idea di perdere l’altro fa più paura del dolore che si prova restando. In questi legami l’altro diventa il centro: l’umore dipende da come va la relazione, il corpo è sempre in allerta, la mente cerca segnali che confermino di essere ancora importante. E intanto si impara a mettere a tacere i propri bisogni, a ridimensionare ciò che si sente, a pensare che forse chiedere di più sia “troppo”. Ma l’amore non dovrebbe chiedere di scomparire per essere meritato. Amare senza perdersi significa poter restare in contatto con ciò che si prova, con i propri confini, con la propria voce, anche quando l’altro è distante. È un equilibrio che si costruisce nel tempo e che parte sempre dal rapporto con se stesse. 
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
          Un piccolo esercizio per quando ci si sente perse o sole 
         &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Quando emerge quella sensazione di vuoto, di urgenza, di paura di non essere abbastanza, fermati un momento. Se puoi, siediti e porta una mano sul petto. Respira lentamente e prova a rispondere, per iscritto o mentalmente, a queste tre domande, senza giudicarti:
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           Cosa sto sentendo davvero in questo momento? (solitudine, paura, rabbia, tristezza…)
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           Di cosa avrei bisogno adesso, al di là dell’altra persona? (riposo, ascolto, contenimento, rassicurazione…)
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           Come posso prendermi cura di me, anche in modo piccolo, qui e ora?
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    
         Non cercare risposte perfette. Questo esercizio non serve a “stare subito meglio”, ma a riportarti a casa, dentro di te, quando senti di esserti persə nell’altrə. Ripeterlo nel tempo aiuta a riconoscere i propri bisogni e a non lasciarli sempre in secondo piano. Se mentre leggi ti sei riconosciutə in alcune dinamiche, sappi che non c’è nulla di sbagliato in te. Se senti il bisogno di capire meglio cosa stai vivendo e da dove nasce, puoi prenderti uno spazio di ascolto individuale: lavoreremo insieme con rispetto, senza forzature e senza giudizio. Un incontro conoscitivo può essere il primo passo per comprendere i tuoi legami, dare senso a ciò che provi e imparare, gradualmente, ad amare senza perderti più
        &#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 02 Feb 2026 10:21:28 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>“Anno nuovo, vita nuova” funziona solo se ignori come ti senti davvero. E se invece partissi proprio da lì?</title>
      <link>https://www.dottoressaritacuoco.com/anno-nuovo-vita-nuova-funziona-solo-se-ignori-come-ti-senti-davvero-e-se-invece-partissi-proprio-da-li</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/012b3bb9/dms3rep/multi/anno+nuovo.jpeg" alt="" title=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
          “Anno nuovo, vita nuova” è una frase che suona bene, lo so.
         &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
          L’ho sentita dire mille volte, e forse anche tu ci hai creduto almeno una volta.
          &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
          Ma spesso fa più male che bene: sembra dire che, se non cambi tutto allo scoccare della mezzanotte, allora hai fallito.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Io credo invece che la verità sia un’altra: la vita non si resetta a gennaio.
          &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
          E nemmeno tu.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           L’idea che il cambiamento debba avere una data precisa, un inizio ufficiale, una versione “migliore” di noi da raggiungere in fretta… semplicemente non tiene conto di come funziona la vita reale.
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Se il cibo è diventato il modo più immediato per calmare, anestetizzare o contenere ciò che senti, probabilmente conosci bene quella sensazione di voler “ricominciare”.
          &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
          Di voler diventare finalmente più forte, più controllata*, più diversa*.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Voglio dirtelo con chiarezza: non c’è nulla di sbagliato in te.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          In certi momenti il cibo è stato un alleato, modo accessibile per gestire emozioni troppo grandi, troppo confuse, troppo sole.
          &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
          Non è una colpa ma strategia.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          La difficoltà nasce quando iniziamo a credere che per stare meglio serva una trasformazione totale, quando aspettiamo il momento perfetto per cambiare, invece di riconoscere quello reale in cui ci troviamo adesso.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Io non credo che esista un “anno giusto” per iniziare, ma credo che esista solo il momento presente, così com’è.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Cambiare non vuol dire azzerare da un giorno all’altro, mangiare bene , fare attività fisica tutti i giorni, cambiare vuol dire iniziare a guardarsi dentro con un po’ più di curiosità e un po’ meno giudizio.                                                                                                                           A volte il primo passo non è fare di più ma fermarsi un attimo, rallentare e prendere aria. Fermarsi e creare una piccola fotografia del proprio momento di vita, senza filtri e senza accuse. 
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
          Un esercizio che puoi fare subito: la fotografia del “qui e ora”
         &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           ﻿
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Ti propongo un esercizio semplice.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           Prenditi
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
          5 minuti
         &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          . Non di più.
          &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
          Carta e penna, oppure le note del telefono.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Rispondi a queste tre domande, così come vengono, senza cercare risposte giuste:
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;ul&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
           Come mi sento in questo momento, emotivamente? 
          &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           (Una parola o una breve frase: stanca, vuota, agitata, triste, confusa…)
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
           Cosa sto cercando di ottenere quando mangio in questo modo? 
          &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           (Sollievo, distrazione, calma, compagnia, silenzio…)
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
    &lt;li&gt;&#xD;
      &lt;strong&gt;&#xD;
        
           Di cosa avrei davvero bisogno adesso, anche solo in minima parte? 
          &#xD;
      &lt;/strong&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           (Riposo, conforto, rassicurazione, contatto, permesso di fermarmi…)
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/li&gt;&#xD;
  &lt;/ul&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Poi fermati lì…non devi cambiare nulla dopo, non devi “fare meglio”.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           Questo esercizio ti aiuta a
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
          vederti
         &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          .
          &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
          È una fotografia del tuo momento attuale: non dice chi sei, dice dove sei e sapere dove sei è già uno strumento.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Accettarsi non significa dire “va bene così e basta”, ma smettere di auto sabotarti.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Ogni volta che riconosci un’emozione invece di soffocarla, stai già creando una possibilità di stare un po’ meglio, una possibilità minuscola, forse, ma reale.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Non serve aspettare lunedì.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Non serve aspettare gennaio.
          &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
          Non serve aspettare di sentirsi pronti.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Il cambiamento inizia nel momento in cui ti concedi di essere umana*
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Anche adesso.
          &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
          Anche così!
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 09 Jan 2026 10:06:44 GMT</pubDate>
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      <title>“Il passaggio in evoluzione della psicoterapia nell’era mente-corpo”</title>
      <link>https://www.dottoressaritacuoco.com/“il passaggio in evoluzione della psicoterapia nell’era mente-corpo”</link>
      <description>“Il passaggio in evoluzione della psicoterapia nell’era mente-corpo”</description>
      <content:encoded>&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://irp.cdn-website.com/012b3bb9/dms3rep/multi/IMG_7479.jpeg" alt="" title=""/&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Il 29 e 30 novembre ho avuto l’opportunità di partecipare al convegno “Il passaggio in evoluzione della psicoterapia nell’era mente-corpo”, tenutosi a Salerno presso l’Hotel Mediterranea. È stato molto più di un semplice appuntamento formativo: è stato un incontro vivo, pulsante, in cui la psicologia e le scienze del corpo hanno dialogato tra loro con una chiarezza e una profondità che mi hanno profondamente arricchita, sia come professionista che come persona.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Entrare in sala il primo giorno è stato come affacciarsi su un nuovo modo di intendere la psicoterapia. Nel corso delle due giornate, ho ascoltato interventi di esperti, ricercatori, psicoterapeuti e studiosi che hanno portato contributi preziosi sul tema della connessione mente-corpo, dimostrando quanto oggi sia impensabile lavorare sul benessere psicologico senza considerare il ruolo fondamentale del corpo nella costruzione – e nella cura – dell’esperienza umana.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           A colpirmi maggiormente è stata la chiarezza con cui è emerso un concetto semplice quanto rivoluzionario:
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
          il corpo parla sempre, anche quando la mente tace o oppone resistenza
         &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          . Le tensioni fisiche, la postura, il ritmo del respiro, i micromovimenti involontari o l’assenza di movimento… ogni segnale corporeo è un linguaggio, una porta d’accesso privilegiata alle parti più profonde della persona. Spesso la mente razionalizza, minimizza, nega. Il corpo, invece, non sa mentire: racconta ciò che non sempre siamo pronti a dire a parole.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Durante il convegno ho potuto partecipare non solo a relazioni teoriche, ma anche ad attività pratiche pensate per farci sperimentare in prima persona questa dimensione integrata. Laboratori, esercizi esperienziali e dimostrazioni cliniche hanno reso ancora più evidente quanto sia fondamentale, oggi, saper ascoltare il corpo del paziente e utilizzare ciò che comunica per orientare il processo terapeutico.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Mi ha colpita in particolare vedere come semplici cambiamenti corporei potessero modificare lo stato emotivo interno, e come, al contrario, un vissuto emotivo potesse emergere con forza proprio grazie a un movimento, un gesto o un respiro consapevole.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
           Essere presente a questo convegno ha rappresentato per me un momento di svolta e di riaffermazione del mio percorso. Mi ha ricordato quanto sia essenziale continuare a formarmi, a osservare, a crescere, per essere in grado di accompagnare le persone in un cammino terapeutico che sia davvero completo, rispettoso e capace di andare oltre le sole costruzioni mentali.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           Tornando a casa, ho portato con me un bagaglio di strumenti nuovi, ma soprattutto una rinnovata consapevolezza:
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
          la cura passa attraverso l’incontro tra ciò che la mente pensa e ciò che il corpo manifesta
         &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          . È lì, in quella zona di confine tra conscio e inconscio, tra pensiero e gesto, che spesso si nascondono le risorse più profonde del cambiamento.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Credo fortemente che la psicologia del presente – e ancor più quella del futuro – debba essere integrata, curiosa, aperta e capace di leggere la persona nella sua interezza.
          &#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
      
          E sono grata di essere parte attiva di questa trasformazione, che ogni giorno rende il mio lavoro ancora più significativo.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
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      <pubDate>Wed, 03 Dec 2025 14:47:50 GMT</pubDate>
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